Le Alpi Liguri

È possibile salire sul Monte Saccarello (2,200 metri) la più alta vetta della Liguria, osservare il salto delle cascate dell’Arroscia, scoprire il sistema di grotte della Val Pennavaira, conoscere i segreti dei camosci, delle marmotte e dell’altra fauna alpina, percorrere i stessi sentieri dei lupi, guardare attraverso le lenti di un binocolo le aquile reali, immergerci nella stupenda fioritura alpina e camminare attraverso larici e rododendri.

Tutto questo a un ora di macchina dalla costa…
Le nostre valli presentano bellezze sconosciute ai più, un connubio così stretto tra differenti tipi di ambienti (mediterraneo, alpino e continentale) difficile da riscontrare altrove che necessariamente devono essere valorizzate e questo può avvenire solo attraverso una attenta conoscenza del nostro entroterra.
Disponiamo, senza esserne pienamente consci, di un patrimonio di inestimabile valore, è un nostro dovere conoscerlo e proteggerlo.

Percorsi

Il Monte Frontè

Da San bernardo di Mendatica parte un pittoresco sentiero che in circa 3 ore ci porterà sulla cima del Monte Frontè (2.153 metri), uno delle più elevate e belle cime delle Alpi Liguri.All’inizio si percorrerà una parte del famoso sentiero per non vedenti in mezzo a uno stupendo bosco di faggi per poi raggiungere la Magheria Garlenda e da qui, lasciato a destra il sentiero per Monesi raggiungeremo il Frontè costeggiando la Cima Garlenda.La zona è giustamente famosa per la sua flora, con numerose specie endemiche, relitti graciali che convivono con specie tipicamente mediterranee; tra le più rappresentative abbiamo il botton d’oro, la genziana maggiore e decine di altre.Non bisogna trascurare l’aspetto faunistico dell’ultima tratto dell’escursione, le pendici del Frontè sono infatti frequentate da camosci e marmotte oltre a essere un luogo di transito della muta di lupi che frequenta questo tratto delle Alpi Liguri.L’importanza ecologica della zona è stato riconosciuta a livello istituzionale con la costituzione del Parco delle Alpi Liguri proprio per meglio proteggere e farle conoscere.Sulla cima si potrà godere di una magnifica vista del Saccarello (la più alta vetta delle Alpi Liguri) ,il Monega, e la catena della Parte Piemontese con il Marguareis e il Mongioje; altrettanto stupenda è la vista della conca di Monesi da un lato e della Conca di Monesi dall’altra.Non mancherà la presenza di fortini e caserme, muti testimoni delle difese poste (da fine 1800) sul confine.

Dati tecnici: durata 7, dislivello circa 890 metri, difficoltà E

Il Bosco Di Rezzo

Il bosco di Rezzo è uno dei tanti Siti di Interesse Comunitario che arricchiscono le nostre valli.Da Passo Teglia, dopo estesi boschi di noccioli, molto utilizzati nelle epoche passate per costruire i famosi cavagni, entriamo in una stupenda faggeta, forse la più importante ed estesa della regione e citata già in testi dei primi dell’800.Durante tutta l’escursione, una guida ambientale escursionistica ci illustrerà le varie specie di fauna alpina che popolano la zona (camosci, marmotte e galli forcelli) e soprattutto ci parlerà del lupo, ritornato da un decennio nelle Alpi Liguri e di cui è stata rilevata la presenza nel Passo della Mezzaluna.Questo passo ha sempre rappresentato un luogo di transito tra la Liguria e il basso Piemonte essendo sul tracciato della famosa Via Marenca; inoltre mette in comunicazione la Valle Arroscia con l’Argentina e la Nervia.Altrettanto interessante è la presenza nella località denominata Sotto di San Lorenzo di una dolina, una depressione del terreno causata da cedimenti delle rocce calcaree.Nei pressi troviamo un menhir e una pietra sacrificale, segno di come la zona, molto importante per la posizione strategica tra le tre valli fosse utilizzata gia molti secoli fa.
Questo utilizzo è continuato nel corso della storia con una fiera annuale che i pastori della valle tenevano il 10 agosto per scambiarsi bestiame e prodotti tipici.

Dati tecnici: durata 7 ore, dislivello circa 200 metri, difficoltà E

Passo Muratone-gola Del Corvo-monte Toraggio

Da Passo Gouta si giunge facilmente con l’auto fino al Passo Muratone dove si può lasciare la macchina. Procedendo sulla pista sterrata in direzione del Toraggio, si incontra quasi subito il breve spiazzo aperto dove si trova il Rifugio Muratone, un tempo Caserma della Finanza a custodire il confine. Si prosegue lungo la pista che si inoltra lungo le pendici del Monte Lega superando il bivio che conduce alla sommità del monte stesso con l’indicazione della batteria fortificata che si trova in vetta. Il sentiero sale senza diventare gravoso e discende brevemente verso la Gola del Corvo, continua lungo il fianco della montagna e diventa costituito da alcune rampe a tornanti in prossimità dei prati del Toraggio dove riprende la fisionomia di vecchio tragitto militare fino a congiungersi con la parte più conosciuta del Sentiero degli Alpini.
Dal Toraggio si ammira un vasto panorama sulla costa e le vallate circostanti, si ascoltano i richiami dei gracchi che intrecciano voli intorno alla vetta, si può avvistare l’aquila, il corvo imperiale o il biancone in cerca di rettili e, con un po’ di fortuna, qualche camoscio. Lungo il percorso è possibile osservare segni di presenza del lupo e si incontrano esemplari di rettili che si scaldano al sole. Nelle aree aperte sono specie tipiche il succiacapre, l’averla piccola e la tottavilla che vi trovano facilmente gli insetti che costituiscono la loro fonte di cibo.
Molto ricca la flora con numerosi endemismi botanici e la convivenza di specie mediterranee ed alpine.
Dal punto di vista storico l’area offre numerosi spunti di approfondimento per la presenza del Sentiero degli Alpini e del sistema di fortificazioni del Vallo Alpino creato negli anni 1936-1938.
Il ritorno avviene per il percorso dell’andata fino alla Gola del Corvo da cui si può scegliere di aggirare il monte dal versante francese, attraverso parte del Bosco degli Orsi, fino a ritornare al Passo Muratone.
Il percorso è ricco di spunti e molto variato e permette di osservare habitat diversi, dai boschi di Gouta fitti di conifere, alle pietraie con specie pioniere alle praterie di altitudine della vetta.
La durata dell’escursione è circa sei ore comprese le soste per le osservazioni.

Dati tecnici: durata 7 ore, dislivello circa 650 metri circa, difficoltà EE

Upega - Colla Bassa - Cima Piancavallo

Tutta l’escursione si svolge nella parte alta della Val Tanarello, spesso poco conosciuta. Da Upega si sale verso Colla Bassa attraversando una bellissima faggeta resa ancora più suggestiva dai numerosi ruscelli che la solcano. Arrivati sulla colla la vista si apre sulla val Tanarello e sui numerosi piccoli insediamenti abitativi abbandonati da decenni.
A questa quota i faggi lasciano il posto ai larici, alberi di quota non così diffusi in Liguria.
Percorrendo un sentiero appena tracciato si giunge alla base delle pendici della Cima Piancavallo: punto privilegiato per ammirare la valle nel suo insieme, particolarmente selvaggia e poco battuta; basti pensare che la vetta più alta dello spartiacque non ha neppure un nome, si chiama semplicemente “Quota 1906”. La ricchezza faunistica trae certamente vantaggio dal relativo isolamento di queste montagne: non sarà difficile infatti osservare camosci, galli forcelli e diversi tipi di rapaci.
Il rientro è sul medesimo sentiero dell’andata.

Dati tecnici: durata 7 ore, dislivello circa 700 metri, difficoltà E

Da Montegrosso Pian Latte A Poilarocca Passando Per Le Cascate Dell'arroscia

Da Montegrosso Pian latte si seguirà un agevole sentiero sul fianco destro del vallone immerso in maestose piante di faggi, castagni, carpini neri e pini silvestri.
Attraversato il torrente si incomincerà a salire e dopo una serie di tornanti si giungerà al Passu serena, da dove inizia un sentiero che ci porterà quasi subito ai piedi della più maestosa cascata dell’arroscia , alta più di 20 metri.
Da qui si proseguirà fino a Poilarocca, un magnifico esempio di insediamento silvo pastorale, ormai abbandonato ma ancora ben conservato; questo insediamento mantiene pressochè intatte la sue strutture abitative e di appoggio all’attività della pastorizia
Un ‘escursione facile, ma che permetterà di apprezzare al pieno la bellezza dell’alta Valle Arroscia, in un ambiente quasi totalmente incontaminato, dove le numerose presenze del passato lavoro umano, che spesso incontreremo ai lati del sentiero, sono ormai perfettamente integrate da una natura rigogliosa.
Il bosco mesofilo infatti, proprio in queste zone, crea degli angoli di una suggestione unica.
Lungo la via del ritorno è possibile fare una piccola deviazione e arrivare fino al bel ponte medioevale sul rio grupin, affluente dell’Arroscia.
Da qui si potrà godere di una vista splendida della valle, impreziosita dal volo di numerosi rapaci.

Dati tecnici: durata 7 ore, dislivello circa 500 metri, difficoltà E

Il Pizzo D'evigno - Alla Scoperta Dei Rettili E Della Flora Mediterranea

Il Pizzo d ‘Evigno (o Monte Torre) pur avendo un’altitudine modesta (989 metri) ha un fascino unico, dalla sua cima è possibile osservare tutte le principali vette delle Alpi Liguri e, nelle giornate particolarmente limpide, scorgere il profilo delle Alpi Apuane.
Lungo l’ascensione le roverelle e i lecci lasciano ben presto lo spazio a una vegetazione molto rada a causa dell’esposizione mentre numerose caselle sono cioè che rimane dell’antico sfruttamente da parte dei pastori della montagna per i lori pascoli.
Non si potrà non notare la differenza tra le praterie del versante sud e i boschi di quello settentrionale.
Tutta la zona della vetta è un Sito di Interesse Comunitario, ovvero un area di particolare pregio ambientale. Si tratta di un percorso non particolarmente impegnativo, adatto a tutti e ideale in questa particolare stagione dell’anno
La partenza sarà dalla frazione Castello di Chiusanico, stupendo borgo completamente ristrutturato

Dati tecnici: durata 6 ore, dislivello circa 500 metri, difficoltà E

La Via Delle Cappelle In Valle Arroscia

Questa facile e piacevole escursione ci permetterà di conoscere una delle zone meno note di tutta la Valle Arroscia.
Da Lovegno, suggestiva frazione di Pieve di Teco, posta all’inizio della bassa valle inizia un agevole sentiero che in 1 ora e 30 minuti ci porterà, attraverso un bosco di carpini neri e castagni alla prima tappa, la graziosa cappella della Madonna della Neve posta nella sella prativa della Colla Domenica (934metri).
Da qui è possibile osservare una magnifica vista da un lato del massiccio del marguareis e Mongioje e dall’altro di tutta la catena della Valle Arroscia; infatti, fin dai tempi passati questo valico serviva a mettere in comunicazione gli abitanti dei opposti versanti e ancora adesso viene usato per feste e sagre.
Dopo una breve sosta si riprenderà in direzione della Cappella di San Cosimo e Damiano (1.069 metri) posta esattamente sotto il Monte Cucco.
Qui, è presente un’ area picnic e una fonte dove sarà possibile consumare il pranzo al sacco allietati, se la giornata lo permette, dalla visuale della piana di Alberga, il Pizzo d’Evigno e le antenne del Monte Faudo.
Si tratta di un giro molto semplice, tecnicamente senza difficoltà, molto fresco essendo quasi sempre al coperto ma in una zona di grande fascino anche per le pregevoli opere architettoniche che la caratterizzano.

Dati tecnici: durata 7 ore , dislivello circa 500 metri, difficoltà E

Su Antichi E Moderni Sentieri…un Tratto Della Via Alpina Da Passo Muratone A Saorge

La via Alpina è un progetto dei 8 paesi dell’arco alpino per creare una rete di 5 sentieri che mettano in comunicazioni Slovenia, Austria, Germania, Svizzera Liechtenstein, Italia, Francia e Principato di Monaco.
Il sentiero rosso (il più lungo) collega Trieste con Monaco attraversando anche la nostra provincia; noi ne percorreremo un tratto denominato R157 che unisce Colle della Melosa a Saorge, splendido paese della Val Roja.
Da Passo Muratone (m1157), famoso per le sue foreste di abete bianco, una conifera poco abbondante sulle alpi liguri prenderemo un agevole sterrato che solo nei pressi di una madonnina lascerà il posto a un sentiero che scenderà ripidamente con numerosi tornanti verso il vallone della Bendola.
E’ questa sicuramente il pezzo più pittoresco tra strette gole e una lussureggiante vegetazione di lecci e carpini neri.
I Medievali ponti che attraverseremo e i resti di castelli ci testimoniano come la zona fosse anche in epoche storiche un importante via di comunicazione tra la val Roja e la Val Nervia.
Si tratta di un’escursione un po’ impegnativa ma senza passaggi particolarmente difficili che ci permetterà però di scoprire un angolo tra i meno conosciuti dell’estremo ponente della provincia di Imperia.

Dati tecnici: durata 7 ore, dislivello circa 600 metri, difficoltà E

La Montagna Tra Le Valli - Il Monte Grande

Come si nota non appena lo si vede il Monte Grande deve il suo nome all’aspetto imponente.
La più alta montagna della Valle Impero (1418) metri presenta una marcata differenza tra i pascoli delle pendici meridionali e le faggete di quelle settentrionali, che si spingono vino al passo Teglia, di cui il Monte Grande è la naturale continuazione.
La stessa dorsale che dal Saccarello termina sul Monte Faudo vede infatti nei monti Frontè, Monega e Grande le loro vette principali.
L’escursione parte dal piccolo centro di San Bernardo di Conio e in poco meno di due ore un agevole sentiero ci porta sulla cima, da dove la nostra vista può spaziare a 360 gradi, dalla catena del Mongioje e Marguareis alle cime del Torragio e Pietravecchia.
Numerosissimi i rapaci che volteggiano alla ricerca di piccoli roditori.

Dati tecnici: durata 6 ore, dislivello circa 432 metri, difficoltà E

L'anello Della Val Tanarello

Le nostre Alpi Liguri sono giustamente conosciute per la loro biodiversità, sia nella fauna che nella flora.
Uno dei siti dove è presente il maggior numero di animali è proprio la Val Tanarello, rimasta al margine dello sviluppo umano. Oltre ai “classici” ospiti camosci, caprioli, cinghiali, la valle fa parte del territorio di caccia di una muta di lupi e seconda alcuni studiosi potrebbe ospitare ancora popolazioni di gatti selvatici e lontre, un autentico tesoro naturalistico.
Da San Bernardo di Mendatica si scende attraverso una bellissima faggeta al fondo della Val tanarello dove si attraversa l’affluente del Tanaro grazie a un bel ponte medioevale, di notevole importanza per le antiche vie commerciali. Si percorrerà quindi tutta la Valle, sempre costeggiando l’omonimo torrente per poi risalire nei pressi della Colla del Fieno.
Durante la risalita si noterà un sottobosco molto ricco di ellebori, anemoni, primule e campanellini.
Un’escursione semplice, non particolarmente impegnativa che si svolge in mezzo a foreste di faggi, carpini neri e pini silvestri, resa suggestiva dalla consapevolezza della ricca presenza di animali nascosti ai nostri sguardi e rallegrata dai numerosi torrenti e ruscelli che ci accompagneranno per tutto il percorso.

Dati tecnici: durata 6 ore, dislivello circa 300 metri, difficoltà E

Il Monte Missun

Il termine Missun deriva molto probabilmente dal brigasco pissun, ad indicare i mucchi di escrementi bovini che in tempi passati dovevano essere molto presenti sulla cima di questa montagna. Dalla colletta delle salse si entra subito in un magnifico bosco di Larici, già conosciuto in tempi Napoleonici per l’importanza che questa pianta ricopriva nella costruzione dei vascelli da guerra.
Una volta giunti sulla Monesi/Limone i larici lasciano il posto alla prateria alpina, impreziosita dai rododendri, sorbi e altre essenze tipiche dell’altra quota.
La cima, alta 2358 metri (rocce del genere flysch a elmitoidi) si trova sullo spartiacque tra la Val Roya e la Val Tanaro. Si noterà immediatamente la differenza tra il versante orientale (da cui siamo saliti) e quello occidentale che digrada quasi in verticale fino al versante francese di Morignole.
Sulla cima si potrà godere di una magnifica vista del saccarello, Frontè, Monega, Marguareis, Mongioje, fino ad arrivare all’Argentera e al Monviso. Altrettanto interessante è l’aspetto naturalistico dell’escursione.
La zona infatti è frequentata da camosci marmotte e da galli forcelli, un tetraonide di montagna purtroppo abbastanza raro. Se siamo fortunati si potrà osservare il volo di una coppia di aquile reali, che spesso scelgono proprio queste vette per nidificare.

Dati tecnici: durata 7 ore, dislivello circa 770 metri, difficoltà E

Le Montagne Sul Mare, Ovvero Il Monte Grammondo

Una delle montagne più meridionali dell’arco alpino regala all’escursionista delle stupende sorprese, sia dal punto di vista geologico che da quello naturalistico.
Le rocce calcaree hanno creato falesie e dirupi che danno un aspetto unico alle vette, reso ancora più magico dalla vicinanza con il mare; Già durate il passaggio del torrente Bevera si potrà notare il contatto tra i calcari marnosi e i calcari nummulitici che caratterizzano la zona. L’escursione ci permette di osservare come la vegetazione sia legata all’altitudine, all’inizio troviamo pini d’aleppo, roverelle, carpini neri e magnifici boschi di leccio, soprattutto in località Testa di Cuore. Questo, classificato come bosco relittuale, è sicuramente una delle leccete meglio conservate della nostra regione; più in alto il pino silvestre ci riserverà invece delle suggestioni tipiche di montagne più elevate.
L’escursione sarà impreziosita dal volo dei rapaci e dalla presenza lungo le pareti del picchio muraiolo; mentre non possiamo dimenticare che ci troviamo nel regno della splendida lucertola ocellata, il lacertide europeo più grande, qui al limite orientale della sua diffusione.
Dopo 3 ore di cammino, in prossimità del rio gerri si trova il pittoresco rifugio Gambino, dove si potrà consumare il pranzo. A questo punto, se si desidera, è possibile in un ora di cammino raggiungere la vetta, da dove si gode una stupenda vista delle Alpi Liguri e Marittime Francesi.

Dati tecnici: durata 7/9 ore, dislivello circa 890 metri se ci si ferma al rifugio, 1.260 metri se si raggiunge la vetta, difficoltà E